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20.04.2013

COMUNE DI TREVISO

Il cantiere del Bailo finisce al Tar

Ricorso dell’azienda estromessa dall’appalto: in ballo lavori per 3,5 milioni. E i tempi si allungano

 
 
 
 

Doppio ricorso al Tar contro l’assegnazione dei lavori di recupero del museo Bailo. La «Due P» srl ha impugnato davanti ai giudici amministrativi sia il provvedimento con cui veniva esclusa dall’appalto, sia l’atto con cui Ca’ Sugana ha affidato i lavori alla vincitrice Li.Ta di Fano, con il primo stralcio di lavori e la permuta contestuale di immobili comunali.

In ballo i 3,5 milioni dell’appalto, che aveva fatto parlare di sè già per l’inedita formula del concambio immobiliare.

Si fa più complesso ora l’iter dei lavori. E si allungano verosimilmente i tempi per il recupero del Bailo, dopo anni di inattività e di progettazione. Per chi pensava che il bando dio autunno potesse diventare il passepartout dopo anni di stallo e rinvii, una doccia fredda. Il corso è avanzato dalla Due P, che è stata esclusa dalla commissione in fase di valutazione delle offerte. Nel mirino della società ricorrente anche la formula del bando: causa le casse semivuoto e soprattutto causa i vincoli rigidi poste dal patto di stabilità, Ca'Sugana aveva deciso di risolvere l’annosa questione del museo, chiuso da anni, ricorrendo al «baratto». Offrendo cioè all'azienda vincitrice dell’appalto non solo soldi, ma anche immobili, per la precisione un'intera partita di parcheggi nel piano interrato della Cittadella Appiani e due appartamenti.

I marchigiani della Li.Ta. avevano avanzato l'offerta migliore rilanciando sul prezzo degli immobili a salire (960.000 euro contro i 944 dell’offerta base), e al contempo e ribassando il costo dei lavori del 17,1%; arrivando così a proporre un cantiere per una contropartita inferiore ai 4 milioni di euro.

Il piano del comune? Ridare il museo Bailo ai trevigiani come fatto anni fa per l’ex Gil, oggi biblioteca. Almeno nei 1.500 metri quadri di museo che costituiscono il primo stralcio dell'opera, che per l’assessore ai Lavori Pubblici Bepi Basso erano un prima base per «poter riaprire l'immobile alle mostre».

E’ il secondo appalto che nel giro di pochi mesi finisce al Tar. L’altro è il silo park sopraelevato dell’ospedale Ca’ Foncello, che rientra nel più vasto accordo globale con l’Usl 9 sulla partita legata alla nuova cittadella sanitaria e al piano parcheggi nella zona fra via Marchesan e la tangenziale. Il paradosso vuole che siano fra i pochi lavori pubblici avviati, in una congiuntura che ha letteralmente prosciugato l’agenda del settore guidato dall’assessore Basso. Entrambi finiti dritti dritti nella mani del Tar.